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La tassa sui rifiuti segue regole opposte all’IMU: la paga chi abita l’immobile, colpisce anche la prima casa e arriva già calcolata dal comune. Ecco come si forma l’importo, chi deve pagarla e quali riduzioni puoi chiedere.
| IMU | TARI | |
|---|---|---|
| Chi paga | proprietario / titolare di diritto reale | chi occupa o detiene i locali |
| Su cosa | rendita catastale rivalutata | metri quadri + occupanti |
| Abitazione principale | esente (salvo lusso) | si paga sempre |
| Come si paga | autoliquidazione, 16/6 e 16/12 | avviso del comune, rate comunali |
Con l’affitto la logica si ribalta: l’IMU resta al proprietario, la TARI passa all’inquilino (se la detenzione supera i 6 mesi).
Le tariffe derivano dal piano economico-finanziario validato secondo il metodo ARERA: per questo variano molto da comune a comune. La superficie di riferimento è quella calpestabile (per gli immobili accatastati, almeno l’80% della superficie catastale).
Riduzioni tipiche deliberate dai comuni: unico occupante, compostaggio domestico, distanza dai cassonetti, uso stagionale, mancato svolgimento del servizio (fino al 20% del dovuto in caso di disservizio, per legge). Dal 2025-2026 si aggiunge il bonus sociale rifiuti del 25% per ISEE fino a 9.530 € (20.000 € per famiglie numerose), riconosciuto in automatico.
Contro gli errori (superficie sbagliata, componenti non aggiornati) si presenta istanza di rettifica o rimborso al comune entro 5 anni.
Chi detiene i locali: con un contratto di affitto superiore a 6 mesi paga l’inquilino; per detenzioni fino a 6 mesi nell’anno resta obbligato il proprietario. È l’opposto dell’IMU, che grava sempre sul proprietario.
Con il metodo normalizzato (DPR 158/1999): quota fissa in base ai metri quadri e al numero di occupanti + quota variabile legata al nucleo familiare. Le tariffe le delibera ogni comune sul piano economico-finanziario del servizio rifiuti, più il 5% di TEFA provinciale.
Le scadenze le decide il comune (tipicamente 2–4 rate tra aprile e dicembre): l’avviso arriva a casa già calcolato, con i modelli F24 o PagoPA precompilati — a differenza dell’IMU, che è in autoliquidazione.
Sì, dal 2025-2026 è operativo il bonus sociale rifiuti: riduzione del 25% per i nuclei con ISEE fino a 9.530 € (20.000 € con almeno 4 figli), applicata automaticamente come per luce e gas.
Se è priva di utenze attive e non arredata, no: manca la potenzialità di produrre rifiuti. Basta invece un allaccio attivo o l’arredo perché il comune possa pretendere il tributo, anche senza occupazione stabile.